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  • Categoria: ALM
  • Scritto da Felice Pescatore
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Fail-Fail-Win pattern and Win-or-Fail anti-pattern

Investire su una nuova idea è costoso e rischioso, questi sono dati di fatto difficilmente contestabili. Ma in un mercato in continuo fermento in cui le idee ed i prodotti nascono e muoiono come funghi, come è possibile mitigare il rischio del fallimento?

Ebbene, non possiamo eliminare tale rischio, quello che possiamo fare è accelerare il ritmo del fallimento al fine di ridurne gli effetti. Tale necessità è tanto più evidente quanto più si vanno a leggere i dati percentuali relativi al tasso di fallimento: oltre il 90% delle nuove idee/prodotti/servizi sono destinate a fallire, soprattutto se a perseguirle sono startup.

new product failure rates

New Product Failure Rates

In realtà, bisogna inquadrare il concetto di “fallimento” nel contesto giusto che non è quello tipicamente italiano, in cui il “fallimento” è definitivo ed è una macchia indelebile, bensì quello anglosassone in cui il “fallimento” è un’opportunità per rivedere le proprie ipotesi e le proprie assunzioni. Certo, ciò non vuol dire che possiamo fallire sempre e in numero così elevato da diventare intollerabile per la nostra startup o azienda che sia, ma che comunque è un elemento importante per raggiungere il successo.

Il pattern da considerare è, quindi, quello che possiamo denominare fail-fail-win, che va chiaramente ad opporsi all’anti-pattern win-or-fail:

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Win-or-Fail vs Fail-Fail-Win

L’aspetto fondamentale di questo pattern è la necessità di accelerare quanto più possibile la verifica della propria idea, andando a validare se il prodotto o il servizio che si è immaginato ha un potenziale mercato e quindi merita di essere realizzato. Un modo per fare ciò è adottare Lean Startup e il ciclo build-measure-learn in abbinamento al pretotyping, di cui abbiamo discusso nel post introduttivo specifico (Lean Startup, the art of Customer Development: pretotype).

L’idea è quella di sfruttare un pretotype per fallire velocemente, aiutandoci a capire se stiamo puntato sul prodotto giusto prima di iniziare ad investire tempo e denaro per la sua realizzazione. Non si tratta, rimarchiamo la differenza, di un MVP che va a lavorare sul “prodotto” o su un suo prototipo comunque utilizzabile, ma di una sorta di mock-up che con pochi giorni di lavoro (o addirittura poche ore) ci permette di capire la risposta dei potenziali clienti.

Un esempio di pretotyping?

Probabilmente si resterà sorpresi nello scoprire che uno dei suoi primi utilizzi noti, anche senza la formalizzazione del termine specifico, risale a diversi decenni fa (più o meno agli albori dei personal computer) quando IBM pensa di realizzare una macchina da scrivere a riconoscimento vocale per la dettatura e scrittura di testi (speech-to-text). L’idea sembra buona, anche in funzione dei clienti intervistati, ma come può BigBlue essere sicura che poi il prodotto verrà realmente acquistato senza spendere milioni di dollari in un settore tecnicamente molto complesso? Ebbene, qualcuno ha la brillante idea di utilizzare un pretotype di tipo Mechanical Turk, andando a simulare il funzionamento del sistema con l’ausilio di un operatore umano all’insaputa dell’utilizzatore.

Così IBM allestisce una “sala prove” in cui una serie di possibili utilizzatori sono convinti di provare realmente il nuovo sistema, dettando a microfono il testo e vendendo comparire su uno schermo la relativa rappresentazione (perfetta, grazie a esperti dattilografi) testuale. Nel giro di poche ore viene però fuori che il prodotto, apparentemente brillante, soffre di alcuni gravi problemi, come l’affaticamento vocale dell’operatore e la creazione di un ambiente rumoroso, che spinge a ripiegare sulla vecchia e tradizionale tastiera.

In tal modo, BigBlue si accorge che la propria idea è affetta da gravi problemi e decide di soprassedere, anche se non abbandona del tutto la ricerca nel campo del riconoscimento vocale.

Immaginate i milioni di dollari buttati se IBM si fosse buttata a capofitto nella realizzazione del prodotto basandosi sul suo apprezzamento ipotetico dei clienti. Ecco, questa è l’essenza del pretotyping e di come attraverso esso è possibile far scorrere il pattern fail-fail-win per individuare il giusto prodotto su cui puntare prima di dedicarsi alla creazione del Minimum Viable Product.