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  • Categoria: ALM
  • Scritto da Felice Pescatore
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La sorpresa attonita della massa superficiale

Diciamola tutta: il mondo dell’Information Technology ama le buzzword!

Le amano i commerciali, che vendono sotto “mentite spoglie” prodotti in cui poco o nulla cambia. Le amano i consulenti, che possono rivendere le proprie conoscenze (e sottolineo “conoscenze” e non “competenze”!) cambiando il titolo sulle proprie slide. Le amano gli sviluppatori, che possono atteggiarsi con l’ultimo framework javascript, anche se, probabilmente, verrà abbandonato in meno di un mese. Le amano moltissimo i manager, che intrinsecamente gioiscono nel mostrarsi alla moda.

dilbert buzzword

Relativamente al mio campo di attività, due sono le buzzword che oggi dominano la scena: DevOps ed Industry 4.0. Ci tengo a precisare subito una cosa: non c’è nulla di male, in generale, nel rendere “appetibili” concetti, approcci e tecnologie che sono maturati nel tempo e che subiscono, conseguentemente, anche una metamorfosi nella nomenclatura, rendendoli apprezzabili dalla “massa” e non solo da piccole nicchie della popolazione interessata.

Quello che però è deleterio, è vedere le espressioni di quanti pensano di aver scoperto il santo graal, e ripetere (fino alla noia e sicuri di sé) affermazioni del tipo: “Agile? Ma cosa me ne faccio, tanto io uso DevOps”... oppure “Ho comprato Arduino, riesco a misurare la temperatura… ovvio che sono Industry 4.0!”.

La cosa preoccupante è il fatto che, tali affermazioni non sono la sintesi di un percorso di approfondimento e applicazione empirica dei concetti portanti alla base delle diverse tematiche interessate. In questo caso, infatti, sarebbero comunque rispettabili, anche se opinabili. Spesso, troppo spesso, sono il risultato di una improvvisazione e della presunzione che leggere le prime 2 righe di Wikipedia faccia di noi degli esperti in grado di applicarle nel concreto e ci permetta addirittura di dibattere di esse (dico 2 righe, perché se ne sono state lette 3 allora si è “gran. farabutt. ladr. matricolat. paracul” [cit. fantozzi]).

Ma torniamo alle due buzzword con cui abbiamo iniziato, andando a sintetizzare perché le ritengo un prodotto “commerciale”, utile per parlarne, anche se nella sostanza aggiungono poco alle trasformazioni già in atto da tempo.

Per chi mi segue, non è un mistero il fatto che io non apprezzi particolarmente il termine DevOps, sia perché lega il tutto in modo esclusivo, ed errato, ai soli Developers ed Operation, sia perché, in fondo, avevamo già il termine in grado di rappresentarne l’essenza: Lean.

Ebbene si, DevOps non è null’altro che Lean applicato in modo efficace all’IT (molto più di quanto si sia riusciti con Lean Software Development dei Poppendieck), avvalendosi delle nuove piattaforme tecnologiche, in grado di automatizzare le attività e misurare i progressi ottenuti.

Non siete convinti? Provate a leggere The Phoenix Project, l’unico, e sottolineo unico, libro che dovete leggere per capire cos’è DevOps, e provate ad annotarvi quante volte incontrate il termine DevOps… curiosi? Ebbene, solo nella seconda di copertina, nella frase di introduzione al libro stesso: “A Novel About IT, DevOps, and Helping Your Business Win”.

Qualcuno potrebbe dirmi… vabbè, però la Continuous Integration e la Continuous Delivery è roba dei nostri giorni che prima non c’era… sicuri? La CI è uno dei Principi cardini di eXtreme Programming (XP), una delle principali metodologie Agili nata nella seconda metà degli anni ‘90. E sempre in XP troviamo le pratiche (corollarie) di Incremental Deployment e Daily Deployment che possiamo considerare una prima formalizzazione della Continuous Delivery.

Quindi roba “vecchia” che oggi è diventata di “moda” spesso perché “… è facile farla”, perdendo però di vista il vero scopo del “perché farla”: non faccio Continuous Integration perché è figo vedere il flag verde sulla build. Faccio CI perché in questo modo ottengo feedback rapidi che consentono ai membri del team di migliorarsi e risolvere velocemente i problemi, evitando che il costo di integrazione diventi uno spreco rilevante del budget che ho a disposizione. Se in un team di 7 persone, solo uno fa CI e gli altri creano 30 branch di GIT che si ricordano di integrare solo dopo 2 mesi… beh, immagino che non ci sia neanche bisogno di dire cosa accade all’atto dell’integrazione. Stesso discorso se non ho gli unit test: Continuous Integration senza Unit Test è come una Cena senza del buon Vino…

Ed Industry 4.0? Anche qui, proviamo a dare una definizione di quella che viene indicata come quarta rivoluzione industriale:

“Industry 4.0 connota una filosofia aziendale Customer Centric basata su produzione flessibile e ottimizzazione delle risorse.

L'obiettivo è quello di combinare l'efficienza della produzione di massa con quella on demand, inclusa l'ottimizzazione real-time della catena di distribuzione (Supply Chain)”

hmmm… a me ricorda molto un’altra definizione che condivido con voi:

[..] is a systematic method for waste minimization ("Muda") within a manufacturing system without sacrificing productivity. Lean also takes into account waste created through overburden ("Muri") and waste created through unevenness in work loads ("Mura"). Working from the perspective of the client who consumes a product or service, "value" is any action or process that a customer would be willing to pay for.

sapete di cosa si tratta? Lean Manufacturing (o se preferite Toyota Production System). Ovviamente, anche qui ci sono delle evoluzioni importanti, soprattutto relativamente alle tecnologie disponibili, ma l’essenza non è cambiata di molto.

Le buzzword sono quindi il male in terra? Direi di no. Come accennato sono uno strumento che, utilizzato con parsimonia, può contribuire a diffondere meglio la trasformazione che tutti i settori produttivi stanno attraversando.

Indipendentemente dal campo specifico, infatti, oggi si è giunti ad una maturazione del concetto di produzione, in cui si realizzano Servizi (e non solo prodotti) in grado di raccogliere e soddisfare le esigenze delle Persone (non utenti!), facendo attenzione a rendere i processi sostenibili dalle Persone che tali servizi sono chiamati a realizzarli.

E anche qui, Persone e Iterazioni prima di tutto!

Stay tuned J