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2cents on Business Agility

Riflettevo con alcuni colleghi di quanto ancora oggi si cerchi di inquadrare, sempre e comunque, la capacità di innovare in un “metodo” o in una “ricetta” da seguire pedissequamente.

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La realtà dei fatti è che le organizzazioni, i team, le persone sono spesso molto diversi tra loro e l’idea di legarsi in modo dogmatico ad un unico strumento è, di per sé, la negazione stessa dell’Agile in quanto approccio adattativo che fa dell’empirismo la sua migliore arma.

Negli anni si sono diffusi molti bias a riguardo: “questo è meglio di quello”, approccio “tradizionale” o approccio “moderno”, “buoni” e “cattivi”, in realtà ogni evoluzione è spesso la sintesi di sperimentazioni trasversali, di tentativi di individuare possibili soluzioni allo stesso problema che partono da prospettive diverse e ne colgono sfumature che aiutano a comporre il quadro generale.

L’approccio di apertura e di contestualizzazione permette effettivamente di incamminarsi lungo il sentiero della Business Agility in modo efficace, riconoscendo che ci saranno sempre degli ostacoli lungo di esso e che bisognerà fermarsi, capire come superarli, e fare diversi tentativi, ricorrendo alle proprie esperienze e a quanto si è appresso.

Ogni ostacolo superato è un nuovo traguardo nel proprio viaggio che porta a sperimentare e rimettersi continuamente in gioco.

Ecco l’essenza della Business Agility, ovvero la capacità di non “imbrigliare” le persone, e di conseguenza le organizzazioni, in una rete, ma di sviluppare un Clima Organizzativo in grado di stimolare una innovazione continua e dare l’impulso alla strutturazione di una Cultura Organizzativa che renda il tutto “the new normal” da cui ripartire.

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@ing. Felice Pescatore