I Grandi precursori dell’Agile: Alfonso Bialetti e l’aroma universale

Alzi la mano chi, almeno una volta nella vita, non ha assaporata l’odore generato dalla Moka sul classico fornello di cucina. Se siete tra questi, vi siete persi uno dei più grandi piaceri della vita condensati in pochi semplici gesti: mettere del caffè in polvere dentro una “aggeggio” di metallo, che viene poi avvitato e stimolato adeguatamente con una fiammella… non troppo forte però.

Dietro la genialità della Moka si cela Alfonso Bialetti (con il contributo del figlio Renato), che in una bottega di Crusinallo (Piemonte), in cui crea semilavorati in alluminio, ha l’intuizione che legherà per sempre il suo cognome al caffè, rendendo quest’ultimo una bevanda “per tutti” e non solo per borghesi.

Siamo intorno agli anni 20 e Bialetti viene ispirato da alcune lavandaie che fanno il bucato utilizzando una specifica tipologia di lavatrice: la “lisciveuse” (così chiamata per la “liscivia”, un detersivo un tempo molto diffuso soprattutto per la sua economicità).

moka bialetti


In questa lavatrice era presente una sorta di caldaia in cui venivano inseriti i panni, l’acqua e il detersivo con un tubo, la cui estremità superiore era forata. Giunta a ebollizione, l’acqua risaliva lungo il tubo (nel quale si raffreddava e ridiscendeva) sciogliendo la liscivia, che così poteva spargersi meglio sugli indumenti da lavare.

Una intuizione inaspettata, lontana in apparenza della propria attività, che ha creato un business e trasformato per sempre le abitudini di milioni di persone.

Come dice Eric Rise

            “Entrepreneurs are everywhere. You don’t have to work in a garage to be in a startup.”

a patto che si abbia la capacità di guardare il mondo da diverse angolazioni.

Ed ecco il gancio per tornare nel mondo dell’Agile: la Diversity, ovvero la capacità di considerare le cose da prospettive diverse e secondo diverse opinioni, aspetto che ogni membro dell’organizzazione dovrebbe contribuire a fare, arricchendo le discussioni e le azioni con una moltitudine di colorazioni che altrimenti verrebbero immancabilmente perse.

Si tratta quindi di guardare sempre le cose con curiosità, quasi con gli occhi di un bambino, contribuendo allo sviluppo di una Cultura aziendale che sia in grado di anticipare il mercato e sfruttare le opportunità che lo popolano, essendo ognuno di noi interprete unico delle esigenze che si sviluppano al suo interno.

Quando si crea un team di lavoro, si tende a crearlo multi-disciplinare (T-shaped per Agilisti di vecchia ora), il che però viene spesso frainteso con la banalizzazione: “è un team dove tutti devono saper fare tutto”. Nulla di più errato.

Un team multi-disciplinare è un team in grado di rispondere a obiettivi stimolanti e che non guarda ad una specializzazione omologata, ma riesce, grazie alle diverse competenze, esperienze, punti di vista dei propri membri, a creare qualcosa che va oltre le aspettative degli stakeholder, mettendoci del proprio ed andando al di là dei “requisiti”. Si tratta di instaurare una collaborazione win-win che spesso porta gli stakeholder anche oltre i confini della loro idea iniziale.

In fondo, chi aveva bisogno del caffè prima che Bialetti inventasse la Moka?

Per fare questo è ovvio che non si può avere un gruppo di specialisti che la pensano tutti allo stesso modo, ma è necessario che ci siano sfumature diverse per cogliere quanti più elementi possibili e scatenare l’imprenditore che è in noi.

Aspetto abilitante della Diversity, che è sempre utile sottolineare anche se può sembrare una banalità, è il Rispetto:

Non sono d'accordo con quello che dici, ma difenderò fino alla morte il tuo diritto a dirlo” [generalmente attribuita a Voltaire, ma in relatà coniata da da Evelyn Beatrice Hall]

 

Stay tuned :P

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